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Senza muuuu e coccodè

Ciambellone senza muuuu e coccodè

Due settimane fa il mio oroscopo di fiducia firmato ROB BREZSNY mi preannunciava una nuova sfida: tirare fuori il meglio da un periodo di privazioni. Ecco, se si tratta di sonno sono già cintura nera di privazione … ma in realtà poi ho capito che sarebbe stata la volta di un altro mio bisogno fondamentale … E’ così che iniziano ufficialmente i miei esperimenti in cucina.

Fare a meno di uova, latte e glutine. Tanta roba per chi, come me, ama pasticciare soprattutto con i dolci. Alla fine non sono la sola in questa situazione, altri si sono ingegnati e dopo prove e riprove hanno vinto la sfida.

Io ho deciso di iniziare da un classico, quello che dà la benzina per iniziare la giornata. Il ciambellone, oggi nella versione senza muuuu e coccodè. Parto dunque con un approccio un po’ naif e zen allo stesso tempo e speriamo che venga fuori qualcosa di commestibile, anche perché sennò cosa mangio per colazione domani??

Ecco allora come è andata.

  • 280gr di farina senza glutine (MIX IT Schar)
  • 150gr di zucchero
  • 90gr di latte di riso
  • 125gr di olio di mais
  • 140gr di yogurt di soia (vaniglia)
  • Una bustina di lievito per dolci
  • Amarene sciroppate (a piacere)

Ho mixato gli ingredienti secchi e poi miscelato il tutto in una planetaria aggiungendo poco alla volta latte, yogurt, olio e le amarene sciroppate con un po’ di succo.

Un po’ di zucchero sopra per fare la crosticina, forno 180°,35 minuti.

E alla fine GNAMMM. Domani mattina faccio il bis, perché è strabuona!

Esperimento #1: Non ne rimarrà neanche una briciola.

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20 meno 1

Zeppole di San Giuseppe

Il 19 marzo è sempre stato prima di tutto il giorno che precede il mio compleanno. Questo quando ero piccola e l’attesa della festa, dei regali, di rivedere i cugini era tanta. Era il giorno dei preparativi ed era bello vedere mamma riprendere quel suo quaderno di cucina e ricette pieno zeppo di foglietti, post-it e macchie di caffè del tiramisu.

Questa volta è stato diverso. Sebbene 35 sia una tappa notevole per le mie lentiggini. Questa volta sono stata io che ho tirato fuori pizzini vari, cartacei e non, per iniziare a creare una storia di affetto e preparativi per dei piccoli grandi occhi azzurri.

E allora si festeggia. Ci si prepara e la tavola della cucina si riempie di aspettative e curiosità. E il 19 rimane la festa del papà con i fiori gialli del giardino di casa e le zeppole di San Giuseppe.

Una particolare, io odio la saccapoche e ho sempre avuto “paura” della pasta choux. Ma amo le amarene con la crema pasticcera. Così ci provo, verrà fuori qualcosa.

Ecco come è andata. Partiamo dagli ingredienti:

  • 3 uova
  • 150 gr di farina
  • 25 gr di burro
  • 1/4 lt di acqua
  • crema pasticcera
  • amarene sciroppate
  • zucchero a velo

Ho riscaldato acqua e burro con un pizzico di sale fino ad inizio bollicine. Ho poi versato tutta la farina setacciata e lavorato energicamente con una frusta per 10 min, fino a che il composto non si é staccato dai bordi della pentola. Ho poi aggiunto le uova, uno alla volta, fuori dal fuoco, e lavorato fino ad un composto liscio. Riposo di una mezzoretta. Poi saccapoche con beccuccio a stella. Ho realizzato delle ciambelline su pezzi di carta forno unta e poi le ho tuffate in olio caldo per la frittura.

Dopo la doratura saranno croccanti fuori e soffici dentro. Alcune ciambellinesono finite in zucchero e cannella e altre sono diventate zeppole con crema pasticcera, amarena e zucchero a velo. E l’impasto avanzato é andato in forno per farne degli eclairs con panna e cioccolato. Tutto fatto, più semplice del previsto. Ma la saccapoche non mi piace proprio.

auguri.

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Abracadabra

BagelLa pazienza e la curiosità. Due cose che mi ronzano in testa. La prima per quello che è oggi e la seconda per quello che sarà. A volte è così, è il senso del cambiamento o meglio la voglia di cambiare e di vedere come sarebbe solo se … come sarebbe se con una parolina magica il tempo andasse avanti oppure molto indietro. Forse sarebbe strano oppure sorprendente o magari chissà semplicemente non è il momento adatto per fare questa magia. E allora rimane il presente. Le piccole magie si possono fare lo stesso. Perdere le chiavi di casa in una borsa grande come un pacco di biscotti e pagare due volte la stessa multa, queste sono quelle di oggi. Anzi no, manca questa. Pochi ingredienti tutti insieme e poi viene fuori un pezzo di vacanza. Bagel, abracadabra! Ecco la pozione magica:

  • 300 gr di farina
  • 50 gr di burro fuso
  • Un tuorlo
  • Un pizzico di sale
  • 4 cucchiai di zucchero, ma la prossima volta ne metterò due
  • 15 gr di lievito di birra secco
  • Acqua calda
  • Malto d’orzo
  • sesamo

Ho sciolto il lievito in acqua calda, circa 1,5 dl e aggiunto al resto degli ingredienti impastando fino ad ottenere una palla liscia. Ho lasciato lievitare fino a raddoppiare il volume. Ho formato delle palline e fatto poi un buco al centro. Ho fatto rilievitare per 30 min e poi cotto in acqua calda in cui avevo sciolto un cucchiaio di malto d’orzo. Un po’ di sesamo e poi forno 180°, 30 min. Salmone affumicato e robiola per finire.

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keep calm & fatti una fetta

Torta di mele superbuonaGrandi domande e troppi punti esclamativi in testa per un pomeriggio di inverno. E allora mentre la mente vola, lo sguardo si posa sul rosso. Due mele rosse. Belle, rotonde e profumate. Ricordi di gesti semplici, di anni passati e di grandi ceste di frutta appena raccolta e di nascondino, tanto fino a non aver più fiato. Tutto questo solo per due mele, magiche evidentemente.

Basta pensare, impastiamo. Ci vuole proprio una cosa soffice e profumata per liberare la mente e così si va al mercato per latte e uova fresche.

>Gli ingredienti e come è andata:

  • due mele rosse, magiche
  • 400gr di farina
  • 100ml di latte fresco
  • 300gr di ricotta
  • 175gr di zucchero di canna
  • 175gr di zucchero semolato
  • 4 uova
  • Buccia grattugiata di un lime
  • Un pizzico di sale ed una bustina di lievito per dolci

Ho montato le uova con lo zucchero semolato e lavorato a parte la ricotta setacciata con lo zucchero di canna e lime e successivamente aggiunto al composto di uova, continuando a montare.

Ho poi aggiunto gradualmente la farina ed lievito alternando al latte a filo ed infine le mele a fettine.

Forno 180°, 60 minuti. Zucchero a velo misto a cannella.

Una fetta non basta!

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Pasteis de Belem, sì ma vegan

Pasteis de Belem vegan

Ci sono profumi che accendono la memoria e aprono la scatola dei ricordi.

La cannella per me è Lisbona.

Un viaggio che non si scorda e una citLisboa 2011tà che ha lasciato il segno. Noi con la nostra Lonely in mano, quella piena di post-it e cartoline, circondati dal blu delle maioliche in fila come tanti altri in voglia di qualcosa di buono e già ubriachi di questo dolce profumo di cannella. Mmm che voglia..acquolina in bocca. E io che come al solito nei momenti topici ahiahiai non sto bene..mi sa che devo saltare questo giro. E allora Paolo si butta in questo bis di bontà e si concede pure un extra zucchero e cannella. A me rimane il compito delle foto.

E oggi torno su questi ricordi con una variante della ricetta tradizionale, senza latte e derivati. Ecco qui gli ingredienti:

  • 125 ml latte di soia
  • 100 ml di tofu vellutato
  • 2 tuorli
  • 1-2 cucchiai di zucchero di canna
  • 20 g di farina di riso
  • Buccia di mezzo limone
  • Mezza bacca di vaniglia
  • Pasta sfoglia (a base vegetale)
  • Cannella e zucchero a velo

Ho lavorato insieme i tuorli e lo zucchero e un pizzico di sale e incorporato poi la farina di riso e il latte di soia a poco a poco e quando il composto è diventato bello liscio aggiunto il tofu vellutato.

Ho trasferito il tutto in pentolino con la vaniglia e la buccia di limone per una cottura a bagno maria. Una volta addensata la crema ho eliminato vaniglia e limone.

Ho tagliato dei dischi di pasta sfoglia e foderato degli stampini da muffin. Ho posto al centro di ogni cestino un po’ di crema, spolverizzato di cannella.

Forno 170° per 20 min. Zucchero a velo.

Cannella nell’aria. Soddisfazione massima.

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10 morsi 10

Gnam Burger

Hamburger, ovvero roba da fast food. Naaa!! O meglio, non per me e non oggi. Infatti ho deciso di prendermela comoda sono partita da lontano, dalle basi.

Gli ingredienti fanno sempre la differenza così come le manine che li lavorano. Le mie oggi hanno impastato, mescolato, appallottolato, rotolato come non facevano dal tempo del das (ah ricordi).

Nasce così il mio GNAM Burger, che devo dire è già un mito.

Il macellaio ha fatto del suo, ha tritato per me un misto di pollo, lonza di maiale e manzo (le proporzioni al momento mi sono oscure in quanto segreto dei segreti di mio marito, geloso custode quasi fosse la cocacola). Io ho impastato la carne con un uovo sbattuto, sale, pepe, un misto di erbe aromatiche, un pizzico di noce moscata, parmigiano e del pan grattato.

Fatto allora il pezzo forte passiamo agli ingredienti per i panini al sesamo.

  • 7 cl di latte
  • 5 g di lievito di birra liofilizzato
  • 1 uovo sbattutto
  • 300g di farina
  • 5 g di sale
  • 15 g di zucchero
  • 20g di burro
  • 1 tuorlo sbattuto con un po’ di latte e sesamo per guarnire

Ho sciolto il lievito con 6cl di acqua calda.

Ho impastato il latte, l’uovo sbattuto, la farina, il sale lo zucchero ed il burro per un paio di minuti e aggiunto poi il lievito sciolto e lavorato fino ad avere una palla liscia.

Ho lasciato lievitare il composto per 40 min.

Ho poi formato 4 palline e fatto riposare per una ora e mezzo. Trascorso il tempo ho spennellato la superficie con l’uovo sbattuto con il latte e coperto con il sesamo.

In forno per 15-20 min.

Il resto è solo ghiottoneria e un po’ di fantasia per farcire i burger. Io ho provato con della robiola da spalmare sul pane e pomodoro a fette, scamorza affumicata, prosciutto croccante e scalogno stufato.

Se hamburger e patate è il binomio perfetto, il mitico GNAM burger è tale solo se accompagnato con le mie patate sabbiose alla mortadella: spicchiotti di patate al forno condite con olio, sale, pan grattato (io avevo quello di Kamut) e della mortadella a striscioline. Davvero troppo buone.

Un piatto che che urla “mangiamimangiami”

Insomma devo dire che a volte è bello mettere un po’ in disordine, pasticciare per ore in cucina per spazzolare tutto con 10 morsi. E ora chi pulisce??

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Bianco puro, mi piace!

Ci sono cose che nascono semplici e rimangano tali nel tempo, intatte e fedeli alle origini e altre che diventano invece banali e quasi noiose. Che dire della torta di mele? E’ la bontà autentica, semplice come un buffetto sulla guancia. E il polpettone con il purè di patate? Una dolce certezza come il “copriti!” di mamma quando esco di casa.

Panna cotta?? Per me sempre stata una massa informe. Sarà perché non è nei miei ricordi di casa ma ho in mente solo tanti camerieri che ripetono a memoria il trittico “creme caramel-tiramisù-panna cotta”.

Ma poi un giorno vai al mercato, conosci un signore sulla sessantina e qualcosa cambia.

Sergio ha un cappello bianco tipo Panama, una pancia da “se magna e beve” e la battuta facile. Consegna il lunedì mattina i prodotti della sua azienda agricola biologica al mercato rionale: principalmente latte e formaggio. E’ bello conoscere chi ha lavorato per quello che mangiamo. E allora alla faccia del latte della Lola, nel frigo oggi avevo una bottiglia di questa panna del latte di Sergio.

Così ci provo, faccio la panna cotta. Proprio io che la snobbavo, quasi di più dei libretti di istruzione.

E mi piace! Non è banale, proprio per niente e nel suo avere poco è quasi minimal chic. Un colore: bianco Panna e bianco zucchero. Una consistenza: scioglievolezza che si mangia. In due parole: latte da mordere, in purezza.

Salto la lista degli ingredienti usati perché è davvero breve e passo allora subito al come ho fatto:

  • 3ho inciso una bacca di vaniglia ed raccolto i semi
  • ho messo due fogli di colla di pesce a bagno in acqua
  • ho portato ad ebollizione 250gr di panna fresca di Sergio con la vaniglia e 40 gr di zucchero
  • fuori dal fuoco, ho aggiunto la colla pesce e suddiviso il composto in due bicchieri

In abbinamento ho provato con il passion fruit, perfetto per bilanciare la dolcezza della vaniglia, e con un croccante di mandorle fatto con zucchero di canna così da avere qualcosa di dolce-amaro da sgranocchiare.

E allora, grazie Sergio.