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Li moccolotti de lo vatte

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10 luglio, una domenica come le altre. Dovrebbe essere così, in realtà non lo è.

Grazie al progetto dell’Associazione Italiana Food Blogger sono ambasciatrice della giornata nazionale della Pasta Corta per il Calendario del Cibo Italiano. Per un giorno divento protagonista di un bellissimo lavoro di passione e racconto un po’ della mia terra, della vita. Un lavoro che mi porta lontano con la testa, proprio quando ho più bisogno di non pensare, ma solo di sognare. Quindi grazie AIFB e a tutti gli altri blogger che hanno contribuito!
Ecco il mio articolo.

Parlo di Pasta Corta. Non è facile, perché è un universo vario e articolato. E allora aggredisco il tema come faccio sempre quando sono in empasse per la troppa scelta: mi appoggio alle mie radici, ai punti fermi perché mi possano guidare.

Esce quindi un piatto che non ho mai vissuto.

Vado indietro nel tempo, agli anni dei campi, del grano che è il vero oro delle case contadine marchigiane. Mi ritrovo in una estate che oggi non esiste più, quella in cui la raccolta del grano è il vero evento, l’unica grande festa.Vedo gli uomini che si alzano presto, quando ancora il sole concede un tregua per il caldo, vanno nei campi e immaginano un buon inverno pensando al tanto grano da raccogliere. Ammiro le donne che si uniscono tutte in cucina per dare vita al pranzo, quello importante, quello in cui c’è la carne che arricchisce la pasta di sempre. Sento il profumo del soffritto e penso a quanti piccoli segreti ci sono dietro quelle mani che girano, spadellano e rimescolano… vorrei tanto imparare un po’ da quella sapienza.

Non ho purtroppo la ricetta della nonna, ma l’emozione di sbagliare di fronte ad un piatto così ricco di storia è lo stesso tanta.

Ci provo, faccio li moccolotti de lo vatte. Ecco come è andata:

Ho fatto la spesa

  • Una anatra (collo, testa, ali, zampe ed interiora)
  • 60 g di lardo pestato
  • 1 cipolla tritata
  • 1 costa di sedano tritato
  • 1 chiodo di garofano pestato
  • 1 foglia di alloro sminuzzata
  • ½ dl vino bianco sezzo
  • salsa di pomodoro fatta in casa
  • Sale e pepe
  • Rigatoni rigati

Mi sono messa ai fornelli per destreggiarmi con la “bestiola”.

Dopo aver fiammeggiato l’anatra per eliminare la peluria ho pulito le interiora (!) e le ho tritate grossolanamente.

Nel tegame di terracotta ho fatto un soffritto con lardo, cipolla e sedano. Ho poi aggiunto i pezzi di anatra, aggiustato di sale e profumato con il chiodo di garofano, l’alloro ed il pepe. Rosolato il tutto, mescolando spesso .

Versato e sfumato il vino e poi aggiunto il pomodoro fino a coprire, lasciato cuocere lentamente con il coperchio.

La tradizione vuole che la pasta sia cotta direttamente nel sugo e accompagnata da una ricca manciata di pecorino grattugiato. E chi sono io per mancare di rispetto alla tradizione?

 

 

 

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Brum Brum si parte! Forse.

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Una estate romana, forse. Una nuova sfida, certamente.

L’idea che mi frulla in testa è quella di essere gli occhi curiosi per un racconto speciale, fatto di nuove persone, nuovi gusti, tutti italiani e senza glutine.

Questa la sfida.

E allora mi metto in gioco, ci provo anche se con un solo giorno disponibile. Voglio provare e partecipo, con tutto il gusto di chi sorride con un “perchè no!”.

Ed eccomi qui, ad immaginarmi a bordo di una piccola 500 rossa che gira in lungo ed in largo il nostro paese, nel conoscere nuove persone, mani esperte che fanno l’orgoglio della nostra italianità nel mondo da generazioni e si reinventano anche nella versione gluten free. Mi ci vedo a fare foto, a scrivere nel mio quaderno azzurro con i palloncini colorati tutti i pensieri cercando le parole giuste per raccontare profumi e sapori.

Mi immagino qui.

Qualcuno mi voterà, altri no. Per me il gusto è già adesso.